FEATURED / Le parole giuste / 6 giugno 2016

La poesia del Lunedì : Maxine Kumin

Buon compleanno Maxine!

Maxine Kumin poses at her home in Newton, Ma., after learning she won the Pulitzer Prize for poetry on May 7, 1973. Kumin received the honor for her book of poems, "Up Country."  (AP Photo)

Oggi Maxine Kumin compirebbe 91 anni e questo lunedì lo dedichiamo a lei.

Maxine, un’altra poetessa confessionale, amica carissima di Anne Sexton, ultima persona a vederla in vita proprio il giorno del suo suicidio. A differenza di Anne e degli altri confessionalisti Maxine utilizza un linguaggio più strutturato, il verso non è libero e la lingua decisamente alta.


After love

Afterwards, the compromise.
Bodies resume their boundaries.

These legs, for instance, mine.
Your arms take you back in.

Spoons of our fingers, lips
admit their ownership.

The bedding yawns, a door
blows aimlessly ajar

and overhead, a plane
singsongs coming down.

Nothing is changed, except
there was a moment when

the wolf, the mongering wolf
who stands outside the self

lay lightly down, and slept.


Dopo l’amore

E dopo, il compromesso.
I corpi riprendono i loro confini.

Queste gambe, ad esempio, sono mie.
Le tue braccia ti riportano a te.

I cucchiai delle nostre dita, le labbra
riconoscono il loro possessore.

Le lenzuola sbadigliano, una porta
insensatamente sbatte

e nel cielo, cantilenando
un aereo scende.

Niente è cambiato, se non che
c’è stato un momento in cui

il lupo, il lupo mercante
che sta a guardia del sé

si è sdraiato sereno, e si è messo a dormire.


Praticamente sconosciuta in Italia, Maxine propone una poesia profondamente sensoriale dove il corpo si fa materia tramite un uso accurato, meticoloso, chirurgico delle parole, le sensazioni diventano immagini evocative, le emozioni rappresentate in modo così sensibile da poterle sentire a fior di pelle.

Quello che mi piace della sua poesia è la silenziosa lotta interiore tra il suo percepire il reale in modo perfettamente concreto e le sue aspirazioni alla trascendenza, al divino.


 

Morning Swim

Into my empty head there come
a cotton beach, a dock wherefrom

I set out, oily and nude
through mist, in chilly solitude.

There was no line, no roof or floor
to tell the water from the air.

Night fog thick as terry cloth
closed me in its fuzzy growth.

I hang my bathrobe on two pegs.
I took the lake between my legs.

Invaded and invader, I
went overhand on that flat sky.

Fish twitched beneath me, quick and tame.
In their green zone they sang my name

and in the rhythm of the swim
I hummed a two-four-time slow hymn.

I hummed “Abide With Me.” The beat
rose in the fine thrash of my feet,

rose in the bubbles I put out
slantwise, trailing through my mouth.

My bones drank water; water fell
through all my doors. I was the well

that fed the lake that met my sea
in which I sang “Abide With Me.”

Nuotata mattutina

Nella mia testa sgombra si profila
una spiaggia di cotone, una banchina

da cui partii, unta e denudata
tra la foschia, in solitudine gelata.

Linea non c’era, soffitto o fondale
a distinguere l’acqua dall’aere.

La nebbia della notte densa come un telo
racchiuse me nel suo spugnoso ordito.

A due gancetti l’accappatoio appesi,
fra le mie gambe il lago presi.

Invasore ed invasa, procedevo
a bracciate dentro quel piatto cielo.

Pesci rapidi e miti sotto di me a guizzare.
Dentro quel verde spazio il mio nome a cantare

e intonavo nel ritmo della bracciata
a due quarti una lenta ballata.

Mormoravo: “Assecondami”. La toccata
saliva dei miei piedi all’elegante falcata,

saliva fra le bolle che sgorgavano
di lato, dalla mia bocca spalancata.

Le ossa bevvero acqua, acqua cadente
da ogni mia porta. Io ero la sorgente

che nutriva il lago, che incontrava il mio mare
nel quale “Assecondami” cantavo.


Tags:  Irene Pollini Giolai La poesia del Lunedì Maxine Kumin




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Irene
Cercare una frase che mi renda interessante mi annoia. Spero di non annoiarvi leggendomi.




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