FEATURED / Le parole giuste / 11 aprile 2016

La poesia del Lunedì: Eugenio Montale

Sono stata fortunata e alle elementari ho avuto una maestra che mi ha fatto capire molto velocemente l’importanza della poesia.

Ne ho imparate decine e decine a memoria, non vorrei esagerare, ma direi almeno una alla settimana. Alcune, lo ammetto, con una grande, enorme fatica.

Uno sforzo che però sotto sotto ho trovato fin da principio piacevole, d’altronde mi potevo esibire quando poi le recitavo.

Ripetere i versi, cercare di carpirne il significato più intimo. Ricordare le pause e gli accenti. Fare mie quelle parole e quelle emozioni così complesse, profonde, di un altro eppure di tutti.  Gli ermetici continuo ad amarli, anche da grande. Trovo in questo tipo di poesia uno dei più alti e significativi esempi d’espressione dell’animo umano.

La poesia ermetica, sicuramente la prima a lasciare un segno.

Eugenio Montale, sicuramente tra i primi che ho riconosciuto d’amare.

eugenio-montale

Gli volevo proprio bene, anche a Foscolo e Quasimodo volevo bene però avevano attirato la mia attenzione primariamente per il loro nome che mi ricordava quello di due nani. Per Montale andavo pazza, delle sue poesie adoravo i suoni e le immagini che spuntavano come funghi nella mia testa.

  Questo Lunedì ho scelto Non Chiederci la Parola, rimanendo un minimo in filo con quella della settimana scorsa:


Non Chiederci La Parola

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah l’uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l’ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.


Ai tempi questa mi piacque tanto perché c’é la parola Croco e in bocca suonava bene, tonda e piena. Non la conoscevo.

La maestra mi spiegò come il Croco altro non fosse che un fiore dal colore coraggioso, viola, che nasce anche nel più arido dei prati. Volevo essere anche io un Croco.

Canicola poi mi faceva pensare ad un cane che correva su una torrida strada. Codesto, la prima volta che la sentii non sapevo nemmeno cosa significasse, ma era così altisonante. Grazie alla poesia ho imparato ad ascoltare le parole nel loro più significato più pieno, guardandole da ogni lato, ricercandone le più sottili sfumature di significato.

Sarò per sempre grata alla mia maestra per aver allenato la mia sensibilità verso le cose belle sin dal primo giorno.

Eugenio Montale oggi mi fa pensare alle fotografie di Luigi Ghirri, un’altra “cosa” bellissima. Ho scelto questa, forse un po’ per sdrammatizzare incosciamente.

Rimane il fatto che mi piace tanto

ma soprattutto

mi comunica lo stesso senso d’immobilità e incomunicabilità sofferente della poesia.

007


Tags:  Eugenio Montale Irene Pollini Giolai La poesia del Lunedì




Previous Post
A.W.A.K.E.
Next Post
America Oggi - Short Cuts



Irene
Cercare una frase che mi renda interessante mi annoia. Spero di non annoiarvi leggendomi.




You might also like






More Story
A.W.A.K.E.
Stravagante, molto. Ma anche elegante. Molto. A.W.A.K.E. è stata fondata nel 2012 da Natalia Alaverdian. A.W.A.K.E., è l'acronimo...