FEATURED / Le parole giuste / 15 maggio 2017

La poesia del Lunedì: Dante Maffia

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“Vado la sera/ di casa in casa/ ad ascoltare le fiabe/ che mi raccontano i vecchi /  focolare/ come un mendico/ che ha bisogno di un pezzo di pane” Così Dante Maffia descrive sé stesso in una poesia composta ad appena 13 anni.

Poeta, insegnante, narratore e saggista, critico, scrittore.

Nato nel 1946 in un piccolo paesino della Calabria, Roseto Capo Spulico, Dante Maffia perde il padre all’età di quattordici anni e la madre, paralizzata, muore pochi anni dopo. Amicizie e affetti non bastano a risanare il dolore che lo tormenta e la letteratura diventa il suo rifugio sereno, un luogo dove sentirsi al sicuro, dove costruire il suo mondo e dilatarlo all’infinito.
Si è laurea a Roma, città in cui ancora oggi vive.
Come poeta fu segnalato, agli esordi, da Aldo Palazzeschi, che ha firmato la prefazione della sua prima pubblicazione e, Leonardo Sciascia e Dario Bellezza lo ritenevano uno dei maggiori poeti italiani.

A seguire una selezione di alcuni suoi scritti.

 


Il lievito delle parole

Oggi sono il signore di Lucca
e tu Ilaria fanciulla
che sogna eternamente
Benedetta te che mi presti le ali.

Il lievito delle parole
fa crescere il mondo, io però non trovo
che frasi fatte
e t’inseguo maldestro.


Pensarti
Pensarti è come entrare in un giardino incantato
dove la luce fa impazzire i colori.
Sento che il tempo passa e tu non mi hai dato
ancora che attese e furori.

Non fare che tutto si dissolva in una tempesta
di spine, in una bolla di sapone,
fa’ che i nostri corpi diventino una festa,
fa’ che i tuoi baci siano lieti come un aquilone.


L’alba assonnata

Quest’alba ancora assonnata
colore del polmone
vaga suscitando asprezze
ed è come se stesse cadendo da un balcone.
Fa fatica ad accoglierla la strada,
il bus è diffidente:
ha i fari accesi.

È il ritratto di te in questi giorni
piovosi e amari che portano languori
e si rifugiano nel grigio?
O è la vita che scarrella dai binari
e si ritrae impaurita?

Quest’alba che non sveglia usignoli
e non deborda verso i campanili
manda pigrizia in volo,
si consola su una pozzanghera.

Rabbrividiscono i cornicioni dei palazzi,
i pini, ormai con poche braccia
perdono la voce.

S’alzano nuvole di nafta,
clacson annoiati azzardano un tocco.

Comunque siamo vivi.


Ringrazio Giulia Mazzone per il suggerimento <3


Tags:  Dante Maffia Irene Pollini Giolai La poesia del Lunedì




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Irene
Cercare una frase che mi renda interessante mi annoia. Spero di non annoiarvi leggendomi.




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