FEATURED / Le parole giuste / 25 aprile 2016

La poesia del Lunedì: Anne Sexton

Un’altra poetessa, amica di Sylvia Plath e icona insieme a lei della poesia confessionale: Anne Sexton.

Poet Anne Sexton posing on beach in one-piece bathing suit at time of her honeymoon.  (Photo by Ian Cook//Time Life Pictures/Getty Images)

“Sono un’attrice nel proprio dramma autobiografico”.
Anne Sexton

“Bella e dannata, sexy e infantile, sposata e sciupamaschi, indifesa ed esibizionista, plurisuicida con un incrollabile senso dell’umorismo, autodidatta e docente universitaria, atea e religiosa…”. Così la definisce Rosaria Lo Russo curatrice e traduttrice di numerosi volumi sulla Sexton. Anne comincia a scrivere poesie da adulta, spinta da un medico. Dopo averle diagnosticato un grave bipolarismo, le consiglia di provare a scrivere quello che sente e da lì ha inizio la sua carriera. Per Anne la poesia diventa un modo per tenersi in equilibrio, un modo per ripulirsi di tutte quelle scorie emotive che l’affolano e soffocano.

Dipendente dalle emozioni forti, irrequieta, disordinata, sempre innamorata, spesso inadeguata agli standard di figlia, casalinga, moglie e madre. Troppo presa da sé, dal suo aspetto, animata sempre da un sottile filo di follia che ha sempre caratterizzato la sua personalità. Alcool e psicoanalisi. Amore e angoscia. Teatro e manicomio. Maxine Kumin e Sylvia Plath. Dio. I suoi amici. Tutto in un grande calderone che ad un certo punto è stato troppo, anche per lei. Come Sylvia, anche Anne alla fine decide di togliersi la vita con il monossido di carbonio, nel suo garage. Al contrario di Sylvia la sua poesia invece verrà celebrata anche in vita, ricevendo nel 1978 anche un premio pulitzer per la sua raccolta di poesie Live or Die.

Oggi ho scelto questa due poesie. Mi sembra possano ben rappresentare la forza, la sensibilità e la rabbia viva e feroce di questa donna speciale.


 Magia nera

Una donna che scrive è troppo sensibile e sensuale,
quali estasi e portenti!
Come se mestrui bimbi ed isole
non fossero abbastanza, come se iettatori e
pettegoli
e ortaggi non fossero abbastanza.
Crede di poter prevedere gli astri.
Nell’essenza una scrittrice è una spia.
Amore mio, così io son ragazza.
Un uomo che scrive è troppo colto e celebrare,
quali fatture e feticci!
Come se erezioni congressi e merci
non fossero abbastanza; come se macchine galeoni
e guerre non fossero già abbastanza.
Come un mobile usato costruisce un albero.
Nell’essenza uno scrittore è un ladro.
Amore mio, tu maschio sei così.
Mai amando noi stessi,
odiando anche le nostre scarpe, i nostri cappelli,
ci amiamo preziosa, prezioso.
Le nostre mani sono azzurre e gentili,
gli occhi pieni di tremende confessioni.
Ma quando ci sposiamo
ci abbandoniamo ai figli, disgustati.
Il cibo è troppo e nessuno è restato
a mangiare l’estrosa abbondanza.


Giovane

 

Mille porte fa,
quando ero una ragazza sola
in una grande sala con quattro garage,
una notte d’estate se ricordo bene,
ero stesa sul prato
e sotto di me, increspato il trifoglio,
e sopra, distese, le stelle,
e la finestra di papà, semichiusa,
un occhio da cui passa chi dorme,
e le assi della casa
erano bianche e lisce come cera
e milioni di foglie sbattevano,
come vele sui loro strani gambi
e i grilli ticchettavano tutti insieme
e io, nel mio corpo nuovo fiammante,
non ancora di donna,
facevo domande alle stelle
e pensavo che Dio vedesse veramente
calore luce dipinta e gomiti
ginocchia sogni buonanotte.


Anne Sexton aiutò ad aprire le porte non solo per poetesse, ma anche per i diritti delle donne; scrisse a proposito di mestruazione, aborto, masturbazione, e adulterio prima che certi temi fossero trattati, ridefinendo così i confini della poesia.

Leggendo le sue poesie mi è venuto in mente il lavoro di una fotografa, Hellen Van Meene. 

Lei come Anne con il suo lavoro celebra le donne.

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Tags:  Anne Sexton Fotografia Hellen Van Meene Irene Pollini Giolai La poesia del Lunedì




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Irene
Cercare una frase che mi renda interessante mi annoia. Spero di non annoiarvi leggendomi.




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