FEATURED / Le parole giuste / 2 maggio 2016

La poesia del Lunedì: Amelia Rosselli

Sembra una maledizione.

Amelia, come Sylvia, muore suicida e sceglie il suo stesso giorno. Difficile pensare che sia un caso considerato che Amelia adorava la poesia della Plath, l’aveva tradotta per anni. Difficile pensare che sia un caso che molte poetesse decidano di ammazzarsi. Come se la poesia fosse un talento della sofferenza, un modo forse di rimanere attaccati alla vita, un modo per filtrarla e cercare di sopravvivere.  Non sempre basta.

Amelia ha una vita ricca ma complicata, a 39 anni si ammala di Parkinson e più volte nel corso degli anni le viene diagnosticata una schizofrenia paranoide. Amelia non accetterà mai la diagnosi.

Nata a Parigi, cresciuta in Inghilterra e poi tornata in Italia, a Roma, Amelia Rosselli è una poetessa particolare con un linguaggio ricco, plurilinguista, dove il rapporto tra forma e contenuto gode di una particolare cura e attenzione.

Le poesie di Amelia sono frammentate, frasi spezzate che rimangono nell’aria e si gonfiano di significato. Ironia e malinconia sottile, lucidità e paura, stupore e apatia. Nelle parole di Amelia un vortice di emozioni contrapposte e proprio per questo vibranti.

“Inferno, tessuto da mani perfette”, la poesia che vi propongo oggi è una sorta di sunto della sua vita, della sua lingua, della sua poetica.


 

Inferno, tessuto da mani perfette

Inferno, tessuto da mani perfette, avvolse
la nostra luce di un fiero brivido di paura nella notte
scambiata per un paio di rubini. Paura
pedicure di Desdemona, era tuttospavento che lui
potesse saltar fuori scattando dall’ultimo bus, ma
eravamo pronti ad ammirare il suo genio creativo
e a non lasciarci disturbare da nulla salvo lo
scampanellante
campanello della porta quando suonò al suo meglio.
Necessariamente il nostro gocciafucile è caduto
ai tempi dell’inferno: ritessuto di nuovo in un
pacchetto
avvolto che contiene tutto il nostro cibo corporale.
Anima
scomposta ci ha guardata da lontano ma nessun
sguardo di angeli
avvolse il suo sguardo indagante d’amore.


L’intensità, la densità anche, di questa poesia mi ha ricordato il lavoro di un artista, un uomo in questo caso: Francis Bacon

bacon Studio per il ritratto di Isabel Rawstorne

Studio per il ritratto di Isabel Rawstorne 1964


Tags:  Francis Bacon Irene Pollini Giolai La poesia del Lunedì




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Irene
Cercare una frase che mi renda interessante mi annoia. Spero di non annoiarvi leggendomi.




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