FEATURED / Le parole giuste / 21 marzo 2016

La poesia del lunedì: Alda Merini

Buon compleanno Alda!

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Abbiamo iniziato con te questa rubrica e non possiamo che proseguire con te,

facendo un’eccezione,

perché oggi è il tuo compleanno ed è giusto ricordarlo.

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Ti ho letta la prima volta appena arrivata a Milano, quando vivevo sul Naviglio.

Ero felicissima di essere arrivata, laureata, affamata e pronta a mangiarmi il mondo.

Ma quanto stavo male.

Avevo perso un’amica nel peggiore dei modi e ogni notte mi svegliavo tormentata dagli incubi. L’insonnia galoppava e per me davvero era impossibile addormentarmi, notte dopo notte, alba dopo alba. Rassegnata decisi di occupare al meglio quel tantissimo tempo regalato e ricominciai a leggere tantissimo, come facevo da piccola. Alle elementari mi eri capitato d’incontrarti ma non ci avevo dato troppo peso anche se oggi a distanza di più di vent’anni ancora la conosco a memoria quella tua poesia (vedi la prima Poesia del Lunedì). Al Libraccio, proprio di fronte a casa, mi capitò tra le mani un tuo libricino sottile, bianco. Credo fosse L’altra verità. Diario di una diversa. Un racconto intensissimo sulla tua esperienza in manicomio, il primo tra l’altro in prosa. Dopo quello ne comprai molti altri e m’innamorai definitivamente delle tue poesie. E con loro arrivò anche una forte consolazione. Una chiave per capire meglio anche quella mia amica. Il calore caldo della condivisione.

Tu Alda con lo strumento disarmante della semplicità, con delicata leggerezza trasformi il dolore in parole, rendendolo gestibile malleabile.  Non solo quello è vero. Sai dar luce e colore alla gioia, spazio alla malinconia e spessore alla riflessione… sei una maga tu Alda. Ci giochi quasi con il dolore tu vero? È così che sei sopravvissuta no?


 

La Poesia del Lunedì


 

 

Ieri ho sofferto il dolore

 
Ieri ho sofferto il dolore,
non sapevo che avesse una faccia sanguigna,
le labbra di metallo dure,
una mancanza netta d’orizzonti.
Il dolore è senza domani,
è un muso di cavallo che blocca
i garretti possenti,
ma ieri sono caduta in basso,
le mie labbra si sono chiuse
e lo spavento è entrato nel mio petto
con un sibilo fondo
e le fontane hanno cessato di fiorire,
la loro tenera acqua
era soltanto un mare di dolore
in cui naufragavo dormendo,
ma anche allora avevo paura
degli angeli eterni.
Ma se sono così dolci e costanti,
perchè l’immobilità mi fa terrore?

 

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Img: Jeam Jean

 


Tags:  Irene Pollini Giolai La poesia del Lunedì Poesia




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Irene
Cercare una frase che mi renda interessante mi annoia. Spero di non annoiarvi leggendomi.




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