Cinemateca / FEATURED / Senza categoria / 20 aprile 2016

Jan Švankmajer

« Il mondo si divide in due categorie di diversa ampiezza… quelli che non hanno mai sentito parlare di Jan Švankmajer e quelli che hanno visto i suoi lavori e sanno di essersi trovati faccia a faccia con un genio. »
(Anthony Lane – “The New Yorker”)

 

Classe 1934, Jan Švankmajer è un regista e uno sceneggiatore ceco. Mentre lo scrivo mi sembra riduttiva -anche se coincidente al vero- come descrizione perché Švankmajer non è un semplice regista e nemmeno un semplice sceneggiatore. È un artista surrealista, un visionario, un inventore anche. Il suo primo lungometraggio è dedicato ad Alice nel paese delle Meraviglie ed è piuttosto rappresentativo del suo stile anche se esemplare summa di molti dei tratti caratteristici di Švankmajer è sicuramente Dimensions of Dialogue, corto di circa 10 minuti vincitore del Leone d’Oro al Festival di Berlino dell’82. Diviso in tre parti, si può considerare come uno studio, decisamente pessimista, di alcuni tipi di interazione comuni che tutti si trovano ad affrontare ogni giorno, e di come gli esiti di questi scambi possano essere disastrosi.

 

Caratteristica peculiare di tutta la sua produzione è chiaramente lo stop-motion. Onirico, surreale, quasi allucinatorio, Jan Švankmajer ha creato un suo personalissimo universo fatto di insospettabili oggetti di uso comune, oggetti che improvvisamente si animano trasformandosi in immagini mostruose, orrorifiche anche se comunque sempre piuttosto buffe.I suoi film sono ricchi di allusioni e citazioni culturali e scientifiche, ma c’è qualcosa di profondamente primordiale che li rende accessibili a tutti: l’immaginario vivace e multiforme del regista sembra parlare direttamente al subconscio dello spettatore.


Tags:  cinema Irene Pollini Giolai Jan Švankmajer




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Irene
Cercare una frase che mi renda interessante mi annoia. Spero di non annoiarvi leggendomi.




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