FEATURED / Le parole giuste / 27 gennaio 2017

Il raccontino del venerdì #9

“Sulla ferocia del cattivo tempismo”

 

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Erik Olsen // Raphaela, 2015

Cristina dorme sul lato che sarebbe di Emma. Lui russa, scomposto in una posizione con con cui occupa quasi tutto il letto. Cristina piccola, magra, sul bordo del materasso, rimugina rannicchiata in posizione fetale.

“Com’è possibile che una ragazzina mia abbia portato via l’uomo della mia vita? Come?”

È alta, magra, sempre con le unghie curate, il trucco giusto, il vestito idem. Studia Medicina, con ottimi risultati.

“Com’è possibile che una pseudo punkabbestia radical chic abbia preso il mio posto?”

E pensare che era tutto calcolato, lei stava con Francesco ma aveva cominciato a sentire qualcosa per Alessandro, avevano limonato di nascosto una sera che lui si era offerto di portarla a casa perché Francesco era troppo ubriaco per riuscirci.

Era successo e basta ed era stato lui a volerlo, certo lei lo aveva provocato ma giusto per il gusto di farlo, sentirsi desiderata, ma lui quella sera le aveva preso il viso tra le mani e l’aveva baciata come fosse amore. Come in una telenovelas aveva pensato subito lei ma alla fine le era piaciuto. Lui così imponente, grosso, spesso sudato. Ma così educato, colto, spiritoso. Con un sorriso ampio e gli occhi pieni di cose. Dopo quel bacio la sua prospettiva su Alessandro cambia irrimediabilmente ma è tardi quando Cristina se ne rende conto perché un giorno, inspiegabilmente compare lei. E Lui, che si è sempre dichiarato inafferrabile, diventa irriconoscibile. Il gioco di seduzione iniziato da lei, e culminato in quel bacio, si spegne. Nessuno scambio di sguardi quando Francesco è occupato, nessun tocco per sbaglio o sorriso di nascosto. Improvvisamente più nulla.

All’inizio la cosa in qualche maniera l’aveva anche sollevata, d’altronde lei stava con Francesco ed era una cosa seria, ma quando aveva scoperto a causa di chi lui l’avesse “piantata”, era impazzita e si era definitivamente convinta che lui fosse quello giusto.

“Una ragazzina di 18 anni. E fosse figa almeno”.

Cristina non lo può tollerare, non è abituata a vedersi surclassare. È così bella che difficilmente qualcuno le si nega. I suoi pensieri vengono interrotti dal telefono di Alessandro. Cristina si accorge di averlo sul comodino vicino. Sullo schermo l’anteprima del messaggio.

Emma:

“Dove sei? Sei sveglio? Ho provato a chiamarti ma il tuo cellulare da segreteria. Richiamami quando vedi il messaggio. <3”

Fa appena in tempo a leggerlo che Alessandro emette un rantolo sordo e la cinge con un braccio.

“Sei sveglia?” le sussurra.

Cristina finge di dormire stringendo gli occhi più forte che può, rimanendo immobile, Alessandro allora si allunga per recuperare il telefono e si siede sul letto con la schiena appoggiata al muro. La luce fredda dello schermo si riverbera per la stanza.

“Merda” gli sente dire stringendo i denti e Cristina trattiene le lacrime senza capire bene cosa le stia succedendo.

———

Sono le 6.30 quando Emma si sveglia per l’ennesima volta per controllare il cellulare. “Mi ero addormentato. Ci sentiamo domani.” Da prima un sospiro di sollievo, poi uno strano rimugino interno, incontrollabile. Un messaggio troppo freddo e distaccato. Non si sono mai sentiti se non prima che lui andasse alla festa, alle 22. Emma non ci è potuta andare, è giovedì e i suoi genitori non la lasciano uscire durante la settimana. Lui è dispiaciuto -per quanto non voglia darlo a vedere- ma si è detto di non fare drammi e così è stato. Una volta a casa le avrebbe scritto. Emma ha aspettato fino le tre, insonne, prima di chiamarlo ma il telefono non prendeva, così gli manda un messaggio ma niente, nessuna risposta.

“Non è da Alessandro una cosa del genere. Che sia successo qualcosa? Beve un sacco quando esce, e poi guida. Sì è successo qualcosa”.

I pensieri si accavallano impedendole di dormire. Si è innamorata di lui anche per la cura gentile che ha avuto sin da subito nei suoi confronti. Alessandro sa quanto Emma vada in ansia facilmente, scrivere un messaggio non costa nulla e lui l’ha sempre fatto. Alessandro vuole vederla serena e tranquilla, Emma questo lo sa. Le ha addirittura dato le chiavi di casa sua per il loro mesiversario. Una cosa sdolcinata aveva pensato lei, ma dio quanto le era piaciuta. “Quando i tuoi rompono puoi venire qui, ora abbiamo anche un posto tutto nostro” I suoi genitori gli hanno regalato un appartamento in centro, tutto suo, dentro la loro villa di famiglia.

“Sì, questo messaggio è decisamente strano”.

Così senza pensarci troppo, sicuramente annebbiata dalle poche ore di sonno e dall’ansia, Emma prende il suo motorino, un’ora prima del suo solito orario, e decide di andare a casa di Alessandro.

———

Il motore di un motorino che si spegne risveglia Cristina da un sonno leggero e ancora ubriaco. Alessandro ora la sta abbracciando e sente il suo respiro caldo sul collo, non russa più. La cosa un tempo forse non le sarebbe piaciuta, ora invece vorrebbe solo che quel momento non finisse mai. Sa bene che una volta che si sveglieranno le cose torneranno come prima. Lui con lei. Lei con Francesco. Vorrebbe solo che le cose rimanessero così il più a lungo possibile. Loro che dormono vicini. Il silenzio quasi, solo qualche uccellino e l’abbaiare di un cane in lontananza. La finestra è aperta e le tende si muovono leggere. Cristina si ferma a fissarle sentendo con una sensazione pesante dentro il petto.

“Con lui potrei essere felice”.

“Alessandro! Sei sveglio?!”

Qualcuno urla dal cortile, l’appartamento di Alessandro è al primo piano. Cristina sente quel peso bloccarsi sullo stomaco e ingrandirsi a dismisura, si sente soffocare tutto un tratto. È una ragazza.

“Alessandro!!!Daiii, svegliati”

È lei, Cristina ne è sicura. Non sa che fare. Alessandro è immobile come un masso, ha il respiro profondo, dorme. Non si è accorto di nulla.

“Alessandroooo!” Ripete Emma con tono più dolce. ”Ho le tue brioche preferite”

Cristina continua a non muoversi. Contro ogni logica spera che Emma desista.

“Non sale. Adesso riprende il suo motorino e se ne va.“

Ma poi sente distintamente il rumore del portoncino d’entrata. Passi pesanti di anfibio attraversare il corridoietto, salire uno ad uno i gradini fino alla porta della Loro stanza. È tardi oramai per qualsiasi decisione.

“Alessandroooooo…”

Emma apre la porta piano e poi d’improvviso si ferma.

Cristina non respira e ascolta il russare ritmico di Alessandro che d’improvviso è ricominciato.

“Se mi concentro sparisce, se mi concentro sparisce. Non è qui. Non. è. qui.”

———

Alessandro dorme di lato, a cucchiaio, addosso a una ragazza di cui Emma vede solo i capelli, biondi. Spunta un polpaccio dalle lenzuola rosse, la caviglia sottile, i muscoli definiti.  Non ha bisogno di vederla in faccia per riconoscerla. Il vestito a terra, i tacchi alti che lei non porterebbe mai. Non dice niente, non fa niente, stringe i pugni, ricaccia indietro le lacrime trattenendo un conato di vomito che arriva improvviso e se ne va più veloce che può. Scende le scale, le brioche le sfuggono di mano, escono dal sacchetto, zucchero e briciole ovunque, attraversa il corridoio e esce di casa sbattendo così forte la porta da svegliare finalmente anche Alessandro.

“Mamma mia la testa”

Alessandro si stira sulle lenzuola ricomponendosi, si stropiccia gli occhi per poi grattarsi la testa di capelli ricci. Non sfiora nemmeno Cristina, anzi, quasi si ritrae quando si rende conto realmente di dov’è.

“Che ore sono?”

Nel cortile, il rombo di un motorino che si accende e parte.

Cristina si alza di scatto come punta da qualcosa, con la schiena appoggiata alla testiera, si aggrappa alle lenzuola con cui copre il seno nudo, vergognandosi improvvisamente. Fissa il vuoto come incantata ma dentro di sé, in realtà, sente qualcosa che non sa riconoscere.

“Le 7.30”

Risponde senza spostare lo sguardo, troppo intenta a capire come il panico di pochi minuti prima si sia improvvisamente trasformato in una sorta di autocompiacimento.

“Posso ancora dormire, la prima lezione ce l’ho a mezzogiorno”

Alessandro si sdraia su un lato dandole la schiena e prendendosi gran parte delle lenzuola.

“Hai messo la sveglia?” Chiede.

“Si l’ho messa”

Ma Alessandro nemmeno la sente rispondere perché si è già praticamente addormentato.

In posizione fetale Cristina sente il calore della schiena di Alessandro vicino alla sua. Sa che se si spostasse anche solo di un paio di cm potrebbe sentire la sua pelle sfiorare la sua. Sa anche, se lei lo facesse, lui si sposterebbe subito.

———

Lo ha portato a casa lei dalla festa, lui era troppo ubriaco per guidare, e Francesco anche. Così ha portato a casa prima il suo fidanzato, che era di strada, poi lui.

Nessun sospetto, lei è semplicemente una fidanzata diligente che non beve e accompagna a casa il fidanzato, e addirittura il suo migliore amico. Francesco abita ancora con i suoi genitori, altrimenti si sarebbe fermata e nulla sarebbe successo. Non ci aveva nemmeno pensato all’inizio. Gli eventi si erano concatenati senza che lei avesse deciso davvero niente, era successo, si era ritrovata a fare cose che non pensava di poter fare.

Così aveva guidato fino all’appartamento di Francesco che era uscito dalla macchina barcollando ed entrato in casa direttamente senza nemmeno ringraziarla o darle il bacio della buona notte. Alessandro nel frattempo si era addormentato sul sedile del passeggero. Lei lo aveva guardato: il naso dritto, la mandibola squadrata, quelle ciglia sottili e lunghe. I suoi capelli neri. La sua gentilezza, il suo charme, le sue labbra, il suo modo di baciare. Quando erano arrivati di fronte a casa lui si era svegliato confuso e frastornato, lei con la scusa di dover far pipì l’aveva accompagnato dentro, lui si era buttato a letto e proprio poco prima di addormentarsi era uscita lei, in lingerie dal suo bagno. Lo aveva baciato.

Lui ubriaco, attratto e combattutto, si era lasciato baciare e avevano anche limonato per un bel po’, non si può negare, ma poi lui non rispondeva a nessuno stimolo e alla fine Cristina aveva desistito, lui dopo un paio di frasi confuse aveva preso sonno, in una posizione scomposta con cui occupava tutto il letto e lei, piccola e magra, si era rannicchiata lì sul bordo del materasso a pensare quanto nella vita il tempismo sbagliato potesse essere feroce.






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Irene
Cercare una frase che mi renda interessante mi annoia. Spero di non annoiarvi leggendomi.






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