FEATURED / Le parole giuste / 4 novembre 2016

Il raccontino del Venerdì #6

Schermata 2016-11-04 alle 10.08.26

ANDRÀ TUTTO BENE 

Non ho dimenticato il giardino del mio asilo, la sensazione che sentivo mentre percorrevo i profili della chiesa che faceva da perimetro ad una parte del parco giochi: sentivo una certa attrazione, mista alla soggezione per qualcosa di proibito. A casa mia non si è mai parlato molto di religione. Genitori atei, battesimo dovuto come segno di entrata in società, non certo per fede. Non aveva senso tutta quella mia reverenza.

“Dio non esiste e se esiste è evidentemente inutile.”

Io a quelle parole non ci ho mai voluto credere davvero. Avevo già scoperto che Babbo Natale non esisteva, come potevo permettermi di perdere anche Gesù bambino? A chi avrei creduto poi?

Feci anche la comunione, vergognandomi un po’. Sapevo che mio padre considerava tutta quella parata una cosa inutile (e papà ha sempre ragione) ma volevo tanto indossare quella tunichetta, la treccia tonda sulla la testa come una piccola aureola. Mi sentivo carina per una volta. E in chiesa? In chiesa mi sentivo bene. Protetta. E per i pochi secondi in cui avrei preso la mia prima particola sarei stata la star. Indiscussa.

La comunione la volevo proprio fare, poco mi importava se Dio non esisteva. Ero sempre felice e che Dio esistesse o meno non mi interessava. Mi feci fare un sacco di fotografie dove potevo mettermi in posa senza dovermi vergognare, o forse solo un po’, ma era la mia comunione ed ero giustificata nel mio egocentrismo. Non era giusto voler essere al centro dell’attenzione mi spiegava sempre mio padre.

Passarono gli anni e di Dio me ne fregavo. Avevo molto altro da capire, altre cose molto più affascinanti a cui credere. I misteri delle piramidi, gli ufo e Satana. Satana mi affascinava un sacco. Aveva molto più senso che esistesse, ce n’erano prove dappertutto. Tra una paura e l’altra arrivò il momento della cresima. A catechismo continuavo ad andarci, mi ci mandavano per non farmi sentire diversa dagli altri. Non avevo molti amici, lì forse me li sarei potuta fare e magari nel frattempo avrei imparato anche dei buoni principi, aveva detto mia madre, perché anche se Dio non esiste “non sono sempre tutte cazzate quelle che dicono” aveva aggiunto inaspettatamente mio padre.

Ci andavo, ascoltavo, ma di fondo non capivo e non mi interessava molto essere lì. Avevo altri pensieri, tante altre curiosità molto più terrene da capire. Però, almeno non stavo a casa.

Poi un giorno, d’improvviso, morì mio nonno e le domande su questo Dio (improvvisamente cattivo) arrivarono tutte insieme. Sbam!

Ero arrabbiata, e molto. Non l’avevo nemmeno salutato.

“Perché se Dio è buono e giusto si è preso mio nonno e non un assassino, tipo un nazista?”

A 13 anni ero passata ai campi di concentramento, mi affascinava come l’uomo potesse essere abbietto. Senza Dio per l’appunto. Cominciavo a convincermi anch’io che tutta quella storia non avesse senso.

Mi fu risposto:

“Questo è il mistero della fede, quando si soffre bisogna credere ancora di più”

Mi arrabbiai ancora di più io a quel punto, altro che credere! Se Dio è onnisciente perchè non risponde ad una semplice domanda?

Mi misi a piangere stringendo i pugni e mandai a quel paese il prete che, pochi mesi più tardi, mise incinta una delle animatrici.

Avevo 13 anni e avevo bisogno di credere in qualcosa e invece dovetti affrontare tutto da sola. Caricarmi del peso che non l’avrei mai più visto, avevo anche perso la possibilità di salutarlo, per sempre. Avevano ragione “Dio non esiste e se esiste è evidentemente inutile”. Era una cosa certa a quel punto, papà ha sempre ragione. 

Fu durissimo ma me ne convinsi: non sarei mai più entrata in una chiesa.

Poi dopo nonno, passarono molti anni, morirono altre persone. Se ne ammalarono altre. Alcune guarirono altre no. Mi ostinai a non andare ai funerali. Per tantissimo non entrai in una chiesa.

Non avrei mai pensato che le cose potessero cambiare. Sono una radicale vera io, mi dicevo sempre. Ed invece improvvisamente, nonostante il dolore e il casino che la vita di tutti comporta, oggi ogni tanto entro in chiesa e dico grazie. Nient’altro. Non so bene a chi lo dico, ma mi viene voglia di farlo. Un po’ come ai tempi dell’asilo, quando percorrevo il profilo di quella grande chiesa.

Soffrire è cosa di ogni essere umano, è resistere che richiede del divino.

Alla fine non ho mai fatto la cresima,  dei preti non mi fido. Ma nonostante mi abbiano insegnato che Dio non esiste oggi comincio davvero a crederci.


Tags:  il raccontino del venerdì Irene Pollini Giolai




Previous Post
La poesia del Lunedì: Anne Carson
Next Post
La poesia del Lunedì: Anne Stevenson



Irene
Cercare una frase che mi renda interessante mi annoia. Spero di non annoiarvi leggendomi.




You might also like






More Story
La poesia del Lunedì: Anne Carson
Oggi vi consiglio un libro, un'autrice, una poesia. Iniziamo dal libro: Antropologia dell'acqua. “Antropologia dell’acqua”...