Il raccontino del Venerdì #5

Per Sconfiggere il T-Rex

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Ieri io e Veronica siamo andate al cinema con Sabrina, una sua zia che è così giovane che potrebbe essere sua sorella. Io non ero nemmeno sicura che mi avrebbero fatto entrare in sala ma il signore della biglietteria non ha fatto domande, ha guardato prima la scollatura poi il sedere a Sabrina e ci ha fatto passare oltre. Ci sediamo un attimo prima che arrivi il buio, si spengono le luci: inizia Jurassic Park.
Credo che niente mi abbia emozionato e fatto paura tanto quanto quel film. Ho urlato con il T-Rex, chiuso gli occhi e visto il peggio con i Velociraptor. Difficile nascondere il terrore che ho provato in alcune scene: tutto così vero da sembrar reale.
Veronica però mi ha raccontato come battere la paura, almeno in camera al buio quando i mostri girano liberi. E’ semplice, a quanto dice lei.
“Se hai paura: tocca lì. Premi e gira forte, così”
Veronica seduta di fronte a me mette il palmo della mano sopra il bottone e la cerniera dei jeans, poi preme ruotando il polso. Ride, io la guardo, non capisco.
“Funziona fidati! Prova questa sera, a letto sdraiata.”
È notte e non riesco a dormire, le immagini del film affolano disordinate la mia testa. Velociraptor popolano i boschi limitrofi, T-Rex si nascondono nelle grotte sulle montagne. La luce entra fioca e vibrante dal lampione di fronte a casa. Nella penombra della mia camera, ascolto i brusii che riempiono l’aria. Ho tutti i sensi allerta come un animale predato.
Il T Rex non esiste. E’ un’invenzione. Me lo ripeto. Quando ti ripeti molte volte una cosa di solito te ne convinci, la impari no?
In lontananza, un cane continua ad abbaiare. Un latrato che sembra sempre più spaventato che di colpo cessa in un guaito. Poi uno strano tonfo nell’aria.
Il T-Rex non esiste. E’ solo un’invenzione.
Ritmiche, le falene sbattono sui vetri della finestra, le loro ali vibrano impazzite. Passa un camioncino, romba forte il motore. La marmitta sbatte sull’asfalto e io sussulto sul letto.
Un attimo di completo silenzio prima di un altro botto, come quello di prima. Tondo, pieno, cupo.
Mi alzo a sedere sul letto e accendo la piccola abat-jour. Si accende ma dopo pochi secondi si spegne fulminata. Un altro tonfo e un altro ancora.
Sul comodino, a portata di mano, il solito bicchiere di acqua che tengo per la notte.
Un tonfo ancora e l’acqua vibra allargandosi in piccoli cerchi.
Hai quasi 8 anni Agata. N-O-N E-S-I-S-T-E. OK?
Appuntisco l’udito sotto le lenzuola che ora ho tirato su, fin sopra la testa. Il silenzio. Poi eccoli, più veloci ma forse più lontani. Sordi e costanti, i tonfi continuano cadenzati. Ho paura. Forse si sta allontanando. Sì ma non smettono. Perché?
Non esiste? Ne siamo sicuri? Sembrava tutto così vero però. E se è vero?
Improvvisamente non so più nulla e il buio mi confonde ancora di più le idee. Io ho paura del buio ma ci sto lavorando. Non posso chiamare la mamma, l’aveva detto lei che quel film non era per me. Non posso alzarmi, scendere dal letto significherebbe incorrere in morte sicura, un Velociraptor potrebbe sbucare dall’armadio, staccarmi le braccia e mangiarmi lentamente staccandomi un arto dopo l’altro, ferocemente con schizzi di sangue sulle pareti. Già li vedo anche mamma e papà sbranati. No. Non posso. Provo a mettermi tranquilla, a respirare, a sdraiarmi. Ad ascoltare il silenzio che sembra essere calato all’improvviso. Ma l’angoscia non se ne va.
“Se hai paura tocca lì. Gira forte. Premi.” Così ha detto Veronica. È semplice me l’ha giurato. Funziona. Così appoggio la mano. Premo senza troppa convinzione. Non succede nulla ma ora è tutto silenzioso. I tonfi ripartono insieme al mio cuore che ha un singhiozzo. Già sento il respiro delle sue narici vicino al volto, già vedo i vetri della finestra appannarsi di fronte al suo fiato caldo prima di esplodermi addosso. Lo sento vicino, sempre di più. Non lo senti il fruscio dei rami, i cani che abbaiano, i tonfi? Oramai è qui.
Spingo più forte. Respiro, premo, giro e spingo. Qualcosa cambia. In basso. Oltre la pancia.
Calore.
Intenso.
Giro più forte poi tutto d’un tratto, ora, succede qualcosa.
Il buio dei miei occhi chiusi si accende, un bagliore che viene dall’interno, piccoli flash che salgono da sotto a sopra. Scariche che d’improvviso mi si arrampicano dal centro delle gambe. Con un orecchio distratto sento un tonfo, in lontananza. Il T-Rex! Sta arrivando il T-Rex!
Ma la mano continua con maggior convinzione e il T-Rex fa meno paura, funziona.
Disegno con due dita piccoli cerchi sotto il bordo dell’elastico del pigiama. Trattengo una risatina, è come sentire il solletico dentro le anche. Il bacino si muove verso il soffitto, mi sollevo appena senza potermi fermare. Poi rido, forte. Quasi stordita senza nemmeno sapere perché. Il silenzio della notte è ripiombato d’improvviso. Non ci sono tonfi, tutto tace. La luce del lampione sulla strada si è spento definitivamente. Sento mia madre alzarsi, i suoi passi nel corridoio, la mia porta che si apre.
“Tutto bene?”
La realtà irrompe rassicurante nella stanza ed improvvisamente non ci sono più T-Rex oltre le finestre. Nessun Velociraptor con l’uncino pronto per sgozzare. C’è solo la mia stanza e mia madre sulla soglia, sfinita in vestaglia.
“Mamma tu li hai sentiti i tonfi?”
“Si Agata, c’è la sagra in un paese poco lontano da qui. Sono i fuochi d’artificio”
“Ah”
“Fa caldissimo qui dentro Agata, ti apro un po’ la finestra?”
“No no. Va bene così.”
“Buona notte, dormi bene”
Mia madre chiude la porta della mia camera prima che io possa rispondere e si allontana ciabattando verso la sua camera. Mi giro su un lato e senza accorgermi mi addormento invasa improvvisamente da una strana e calda tranquillità. Il T-Rex non sono ancora sicura che non esista ma alla fine Veronica mi sa che aveva proprio ragione.


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Irene
Cercare una frase che mi renda interessante mi annoia. Spero di non annoiarvi leggendomi.




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