La poesia del lunedì: Edgar Alan Poe

Di Edgar Allan Poe la prima cosa che lessi era “il cuore rivelatore”, facevo forse la prima o la seconda media e mi fu subito chiaro che il mondo dell’horror, della tensione, del mistero era quello che cercavo nei libri. Insieme a Piccoli Brividi mi diedi anche alla lettura sfrenata di tutto quello che trovai di suo. Solo più tardi ne ho scoperto le poesie.

Edgar Allan Poe, uomo tanto infelice quanto capace, qualunque sia la forma letteraria in cui si esprime. Nella sua breve esistenza prova pressoché tutti i generi letterari. Inventa il genere poliziottesco e il romanzo giallo ma si da anche, ovviamente con successo, alla poesia.  I suoi componimenti, a partire dalla più conosciuta che è Il Corvo, ai tempi attirano subito l’attenzione di poeti come Baudelaire e Mallarmè.

Tensione, inquietudine, angoscia, in una forma letteraria perfetta.

Poesia gotica, piena di romanticismo, morte e inventiva.

Nella raccolta “Il corvo e altre poesie” edito da Feltrinelli, una delle più belle e significative è sicuramente Il palazzo stregato. Un inno alla fantasia, all’enorme castello stregato che ognuno di noi racchiude dentro di sé.


 

Il palazzo stregato

Nella nostra più verde vallata
Da anni buoni abitata,
Un grandioso palazzo una volta,
Un raro e radioso palazzo, ergeva la fronte.
Nel regno del monarca Pensiero,
Là s’innalzava!
Mai spiegò serafino le ali
Su dimora d’uguale bellezza!

Stendardi gialli, gloriosi, dorati,
Fluttuavano ondeggiando sul tetto
(Ma, tutto questo, nei tempi andati,
Tanto tempo fa)
E ogni brezza che scherzava leggera,
In quei giorni felici,
Lungo i bastioni impennacchiati e languidi,
Un alato profumo portava con sé.

Chi vagava per quella felice vallata,
Poteva attraverso vetrate lucenti vedere
Spiriti muoversi armoniosamente
Al suono di un liuto assai bene accordato,
Attorno a un trono dove, seduto
Porfirogenito,

Nel rango che alla sua gloria competeva
Il sire del regno era veduto.

E sfavillante di perle e rubini
Era il portale del raro palazzo,
Dove a ondate fluiva e fluiva,
Senza fine tra i luccichii,
Una compagnia d’Echi,
Col grato compito sol di cantare,
Con voci d’insuperata bellezza,
La saggezza e l’ingegno del re.

Ma spiriti maligni con abiti a lutto
L’inclita proprietà del monarca assalirono.
(Ah piangiamo! Che più nessun’alba
Sorgerà per lui, sventurato!)
E attorno alla casa la gloria
Che sfolgorava e fioriva
Non è che un’oscura memoria
Di un tempo ormai morto e sepolto.

E chi, ora, passa per quella vallata,

Per le rossastre vetrate intravede
Immense forme muoversi irreali
Al ritmo d’una dissonante melodia
Mentre, lugubre rapido fiume,
Per sempre dirompe dal cereo portale
Un orrida folla che ride,
Ma non sorride mai più.


Per me, se penso a Poe è difficile, non so perché, non pensare a Tim Burton. Oltre ad essere un superbo regista, il caro Tim è anche un sublime illustratore e scrittore. “Morte malinconica del bambino ostrica e altre storie” è un libro che vi consiglio e le sue illustrazioni sarebbero state perfette anche per le malinconiche poesie del povero vecchio Edgar.

Loro 4 perfetti abitanti del castello.

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Tags:  Edgar Allan Poe Irene Pollini Giolai La poesia del Lunedì Tim Burton




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Irene
Cercare una frase che mi renda interessante mi annoia. Spero di non annoiarvi leggendomi.




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